Area greca tra il 1790 e il 1850
Nel clima nazionalistico europeo, in Grecia la
rivoluzione del 1821 segna uno spartiacque anche nel campo culturale. La
scuola ionica, nata nelle isole ionie (Zante, Cefalonia, Corfù ) che
avevano contatti con Venezia e l'occidente, produsse l'opera lirica
libertaria di
Dionisios Solomos
e di
Geòrgios
Tertsetis, e quella di gusto neoclassicista di
Andreas
Kalvos .
Il romanticismo greco è rappresentato da P. Sutsos, A. Rangavis, D.
Paparrigopulos, e
Aristotelis Valaoritis
.
Area greca tra il 1850 e il 1890
Con il poeta
Kostìs Palamàs la poesia in Grecia adotta definitivamente il
volgare neogreco come lingua letteraria. Parnassiano è
L. Mavilis. Simbolista
Konstandinos Chatzòpulos .

Al romanzo naturalista e psicologico appartengono i testi di
narrativa di
Alexandros Papadiamandis e teatrali di
G. Xenopulos. Narratore di tipo realista è
Gheorghios Viziinos, con cui si inaugura il movimento
letterario "ithografico" che, alla fine del XIX secolo,
prediligeva lo studio dei costumi e della vita rusticana.
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La Grecia nel primo Novecento
In Grecia sono Palamas, e soprattutto
Konstantinos Kavafis (1863-1933) che per la qualità della
sua opera si inserisce nell'ambito di una poesia di livello
mondiale. Kavafis dà alla storia della poesia greca moderna un
nuovo inizio. Nato e cresciuto ad Alessandria d'Egitto, vissuto
tra la città natale, Londra e Atene. La sua produzione canonica
comprende 107 composizioni, scritte in un arco di 35 anni. I
temi ai quali si ispira provengono dalla storia greca - Kavafis
è affascinato soprattutto dall'ellenismo, per certi toni
decadenti che caratterizzano questa fase - dalla riflessione
filosofica, ma anche dalla sua esperienza di omosessuale,
vissuta ancora con quel senso di marginalità e forzata
segretezza che rende più malinconica la sensualità di certe sue
poesie.
La sua produzione contrasta fortemente con quella di un
contemporaneo, Anghelos Sikelianos (1884-1951), che trae la sua
ispirazione dai miti e dalle leggende della Grecia antica e li
rilegge con spirito visionario, mentre nell'opera di Kostas
Varnalis (1884-1974) e di
Konstantinos Theotokis (1872-1923) è rappresentato quel
movimento letterario spesso simpatizzante con il comunismo
leninista che si concentra soprattutto sui temi dell'ingiustizia
sociale, del declino dell'ideologia borghese e sulle aspettative
alimentate dal socialismo e dalla rivoluzione.
Sempre in questo periodo si colloca la produzione in prosa
di uno scrittore prolifico e versatile, Nikos Kazantzakis
(1883-1957), balzato agli onori della notorietà internazionale
soprattutto per il romanzo "Zorba il greco" (1946). Anch'egli
fortemente condizionato, all'inizio, dagli ideali del
socialismo, progressivamente evolve verso una produzione più
orientata all'approfondimento di tematiche metafisiche e
spirituali.
Un altro nome significativo nella storia della poesia di
questa fase storica è quello di Kostas Karyotakis (1896-1928),
considerato uno dei più autentici rappresentanti del
decadentismo e dell'intimismo greco. La sua produzione lirica è
fortemente segnata da una visione pessimistica della vita, la
stessa che porterà questo giovane impiegato-poeta al suicidio.
Il teatro
La fioritura del moderno teatro greco si fa risalire intorno
al 1880, quando sui palcoscenici del Paese cominciarono ad
apparire i primi gruppi di attori greci professionisti, con
rappresentazioni di opere di provenienza francese (drammi
farseschi o vaudevilles). I drammaturghi più celebri dell'epoca
erano Dimitrios Vernardakis, Dimitrios Koromilas, Angelos
Vlachos, Spyridon Peressiadis, affermatisi con tragedie o idilli
comici. Nel 1894, comparve sulla scena ateniese un nuovo genere
teatrale, vivace e colorito, il cosiddetto cabaret ateniese (Athinaiki
Epitheorissis). Esso includeva musica, liriche, canzoni e danze,
in un'atmosfera generale di leggerezza e allegria. I testi
mettevano in ridicolo situazioni politiche, sociali, etiche e
religiose del tempo. Il genere, nato sull'onda dei cabaret
parigini e londinesi, continuò ad avere successo per tutto il
Novecento. |
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Novecento : Produzione poetica tra le due guerre
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Grecia 1939-1989
La Grecia vive gli anni della guerra e poi il dopoguerra
come anni terribili. Terreno di scontro diretto tra le fazioni
filo-occidentali e quelle filo- sovietiche, la contrapposizione
viene sciolta con una serie di colpi di stato finanziati da
Inghilterra e USA, che portano i militari al potere e alla
repressione interna. Il regime dittatoriale militare in Grecia è
uno scandalo per tutta l'europa civile di quegli anni, anche per
le forme particolarmente crudeli e violenti. Il "ritorno" alla
democrazia è salutato con un ovvio respiro liberatorio,
all'interno come all'esterno, ma porta a nuovi problemi. Da una
parte continua a esserci a livello internazionale il divieto a
che partiti di sinistra giungano al potere; dall'altra parte la
contrapposizione con la Turchia (per la questione legata a
Cipro); e poi i problemi connessi all'arretratezza economica a
fronte degli impegni dell'unione economica europea. Sono tutti
problemi che rimangono drammaticamente aperti.

Tra il 1941 e il 1944, sotto l'occupazione nazifascista, si
sviluppa in Grecia una letteratura clandestina molto impegnata,
grazie a Kotzioulas, Spilios, Sikelianos.

Maturato sotto l'esperienza della dittatura greca è
Ghiannis Ritsos, una delle maggiori voci della poesia
europea e mondiale, indirizzato verso un lirismo 'sinfonico'. E
Odysseus Elitis. La dittatura costrinse al silenzio, dopo il
1967, molti intellettuali, mentre altri furono costretti
all'esilio: è il caso tra gli altri di
Vasilis Vasilikos. Da non dimenticare anche
Kriton Athanasulis.

La fine della dittatura in Grecia ha permesso un risveglio
culturale. Da citare i poeti
T. Varvisiotis,
T. Patrikios,
M. Dimakis,
T. Sinopulos,
Miltos Sachturis. Negli anni '80-90, la caduta delle
speranze succedute alla fine della dittatura, il consumismo e la
serie di governi conservatori. Hanno fortuna riviste letterarie
come «To Dendro» e «I Lexi». Interessante ma minore resta uno
scrittore come
Kostas Tachtsìs autore di alcuni racconti.

Il teatro
Nel Novecento cominciò per il teatro greco una nuova fase,
con influenze dal teatro tedesco, norvegese e svedese. Henrik
Ibsen, per esempio, divenne l'alfiere del cosiddetto "dramma
borghese" (Astiko Drama), rappresentato in Grecia da Grigorios
Xenopoulos, Spyros Melas, Pandelis Horn, Dimitris Bogris. Fino
al 1950, la produzione teatrale cosiddetta storica e lirica era
costituita dalle opere di drammaturghi esperti di un certo
periodo storico o provenienti dal mondo della poesia, come
Angelos Sikelianos, Nikos Kazantzakis, Vassilis Rotas, Angelos
Terzakis.
Nel decennio 1950-60 la produzione fu dominata da farse e
commedie che con descrizioni realistiche e umoristiche dei vizi
e delle abitudini quotidiane dei greci hanno affascinato molte
generazioni di spettatori greci.
Il 1957 è un punto di svolta importante nella storia del
moderno teatro greco: è l'anno in cui Iakovos Kambanellis - il
padre della drammaturgia ellenica moderna, come viene
considerato - presenta il suo dramma "Avlì ton thavmaton" (il
Cortile dei miracoli), al Theatro Technis di Karolos Koun.
Subito dopo di lui un nuovo gruppo di drammaturghi pieni di
talento emerse a portare nuove idee nel mondo del teatro greco,
coniugando innovazione e accurati ritratti della vita
quotidiana. Tra questi autori figurano: Vassilis Ziogas,
Dimitris Kehaidis, Giorgos Skourtis, Marios Pontikas, Mitsos
Efthimiadis, Pavlos Matessis, Giorgos Maniotis, Loula
Anagnostaki, Kostas Mourselas, Giorgos Dialegmenos, Stratis
Karras e Yannis Chryssoulis.
Le moderne rappresentazioni teatrali greche devono molto
anche a registi ed attori di grande talento. Nel 1901,
Konstantinos Christomanos, regista, autore e traduttore, creò
Nea Skene (Nuovo palcoscenico) e mise in scena Euripide, Ibsen,
e Goldoni, mostrando come le due correnti del realismo e del
naturalismo potevano essere combinate insieme. Nello stesso
periodo il grande direttore Thomas Oikonomou, formatosi in
Germania, fondò il Teatro Reale dove, fino al 1908, diresse e
recitò ruoli principali in drammi di Ibsen e Strindberg. Questi
due pionieri del teatro greco moderno furono poi seguiti da
altri grandi: Fotos Politis, fondatore del Teatro Nazionale nel
1932, Dimitrios Rondiris, che inaugurò nel 1954 il festival di
Epidauro; Karolos Koun, fondatore del Teatro Arte nel 1942,
Alexis Solomos, l'unico direttore che introdusse Aristofane nei
teatri antichi e presentò dieci delle sue 11 commedie; e più
recentemente Spyros Evangelatos, Minos Volanakis e Giorgos
Michailidis.
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La fine della guerra fredda e l'inizio del nuovo millennio
Nel 1989 accadono una serie di cose. L'epicentro avviene in
europa e nelle regioni collegate. Ciò che accade ha riflessi su
tutto il pianeta. E' un "nuovo mondo" che esce dalla fine della
guerra fredda.
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1) crolla il muro di Berlin. A livello regionale significa
che due stati, che sono anche culture e sistemi economici e
sociali diversi, finora divisi vengono a riunificarsi;
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2) dal crollo del muro di Berlin deriva una Germania
riunifi cata, che mette in conto un processo di accrescimento
economico e politico che si era prodotto nei decenni
successivi alla seconda guerra mondiale. La Germania si pone
tra i protagonisti culturali (oltre che economici e politici)
del nuovo mondo che esce dal crollo del muro;
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3) la Germania tende a acquisire in europa un ruolo sempre
più egemonico. La speranza di una federazione egualitaria tra
gli stati europei finisce ben presto;
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4) il crollo del muro significa la fine della guerra
fredda, la fine della contrapposizione tra est e ovest europei
e tra est e ovest del mondo. La possibilità (per ora teorica)
di procedere alla realizzazione di una civiltà culturale
comune;
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5) più direttamente significa il crollo del regime
statalista sovietico. L'abbattimento fisico del muro di Berlin
è il segnale dello sgretolamento dell'impero sovietico. L'URSS
come potenza militare imperialista implode, non in seguito a
una guerra fatta sui campi di battaglia, ma per cause
economiche e tecnologiche;
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6) la potenza che emerge dalla fine della guerra fredda è
gli USA, che per la prima volta nella storia umana si pongono
come unico impero capace di controllare tutto il pianeta. La
situazio ne degli USA è quella dell'impero augusteo (non a
caso in europa si parla tra gli intellettuali di "pax
americana"): le prospetti ve ma anche tutte le difficoltà a
dover gestire un simile potere, di fronte alle situazioni di
crisi e ai conflitti regionali;
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7) accanto agli USA si pongono, usciti come potenze
economiche dalla guerra fredda il Giappone e la Germania (che
acquista una sua egemonia in europa), mentre una sostanziale
tenuta ha la Cina anche se tecnologicamente poco sviluppata.
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La fine della guerra fredda non significa la fine dei
problemi esistenti sul pianeta e che sono causa di più o meno
vasti conflitti. La fine delle impalcature che in un certo modo
limitavano e irrigidivano le realtà sociali, provoca anzi un
aumento dei conflitti anche e non solo culturali. Così in europa
è il caso della Jugoslavia in cui le etnie iniziano una guerra
civile; e lo stesso esplodere dei nazionalismi si verifica negli
stati prima facenti parte dell'URSS.

Gli USA d'altra parte sono investiti del ruolo di
pacificatori planetari, unici detentori della forza a livello
planetario. La possibilità è un uso a fianco di organismi
internazionali e non di parte per dirimere i conflitti locali;
le conseguenze sono in ogni caso un montare degli odii e dei
sospetti contro la nuova potenza planetaria. Gli USA vivono la
fine della guerra fredda dopo un primo momento di euforia per la
fine (per ora) del pericolo di guerra atomica planetaria, con le
conseguenze da una par te della riorganizzazione degli apparati
militari e produttivi, a fronte anche della crisi economica;
dall'altra, dal punto di vista culturale, lo shock da vittoria:
la fine del nemico, su cui si basava l'ideologia del potere
dominante, rischia di avere ef fetti anche sul piano della
compattazione sociale interna. Dal punto di vista ideologico è
il bisogno di nuovi nemici, che giu stifichino impiego di mezzi
militari e tecnologici, investimenti di vasta portata e apparati
politici e produttivi. Nella prima fase, il nuovo nemico viene
trovato nel fondamentalismo islamico.

La fine della contrapposizione tra est e ovest così come si
era venuta sviluppando nei decenni passati, porta all'emergere
come problemi della politica internazionale, altri tipi di con
trapposizione. Mentre perdura lo sfruttamento economico che le
aree del nord (europa, nord- america e in parte russia) fanno
del le regioni e dei continenti del centro e del sud del
pianeta, sembra manifestarsi in questa prima fase del mondo
post-guerra fredda una contrapposizione montante tra paesi
occidentali (euro pa in parte ma soprattutto nord-america) e
paesi islamici.

La prima guerra che si combatte all'indomani del crollo
dell'URSS è quella tra USA e Irak, tra la nuova potenza
imperiale planetaria cioè e un paese arabo, che nella fase
precedente aveva visto una crescita del proprio ruolo perché
usato da URSS e da USA prima nelle guerre locali per il
controllo dei giacimenti pe troliferi della regione medio-
orientale; poi nel tentativo di ar ginare l'esplodere della
"rivoluzione komehinista", cioè dei fondamentalisti islamici, in
Iran. La diffusione a livello planetario, nelle regioni
islamiche, del fondamentalismo, è tra gli elementi più
macroscopici di que sta fase storica. Tutti i paesi la cui
geografia politica era prima data dall'alleanza ora con l'URSS
ora con gli USA e gli eu ropei, sono interessati e vivono la
destabilizzazione di questo fenomeno. Ciò a fronte della mancata
soluzione di alcuni problemi tradizionali della regione:
innanzitutto quella palestinese, data dall'occupazione di
Israele (appoggiato dagli USA e dall'occidente) dei territori
arabi palestinesi. E' una questione questa che trova una unità e
un senso di identità da parte di tutti gli islamici. Sotto però
covano grossi problemi economici e sociali: quasi tutti i paesi
islamici sono dominati da dittature, classi di potere
filo-occidentali; a fronte di una povertà generale e
dell'arretramento sociale, le ricchezze provenienti dai proventi
del petrolio hanno benefici solo per alcune famiglie numericamen
te ristrettissime (e ricchissime). Il malessere sociale trova
sbocchi ideologici nell'odio anti-occidentale.

In questo quadro, gli intellettuali si trovano davanti a una
serie di prospettive: da una parte una planetarizzazione della
cultura, la possibilità di una comunicazione non più relegata
all'interno di blocchi o di contrapposizioni e sospetti. La pro
spettiva è quella di una nuova koinè, una lingua comune planeta
ria, per la prima volta nella storia dell'umanità, con tutte le
potenzialità che una simile prospettiva possiede. Ciò però
significa una forte caratterizzazione di questo nuovo planetario
da parte delle culture egemoniche, prima tra tutte quella nord-
americana: un evento esiste solo se una televisione statunitense
ne parla. Dall'altra parte l'esplodere delle realtà locali, pro
prio a fronte di questa internazionalizzazione ultraspinta. Il
legarsi degli intellettuali alle realtà ultra-locali, a farsi
portavoce di interessi e aspetti feudali. Così in europa, il
processo che porta all'abbattimento delle frontiere tra gli
stati occidentali porta all'interno di questi stati ad un
aumento delle forme di nazionalismo e di razzismo.

Gli intellettuali, all'interno di un mondo che sembra sempre
più esplodere di contraddizioni e di problemi, si pongono sempre
come coscienza critica. Non è un caso che secondo un rapporto
pubblicato dal Centro Pen nel 1992 ("Writers in prison '91" a
cura di Angelica Mechtel) continuino a verificarsi in tutto il
pianeta persecuzioni nei confronti degli intellettuali e gli
scrittori. Nel 1990 risultavano 739 gli scrittori perseguitati
(in maniera pesante: cioè uccisi torturati o condannati alla
prigione, costretti all'esilio o alla clandestinità) in 75 paesi
del mondo. Il potere politico, specie quello dittatoriale,
continua a esi stere e a perseguitare i propri oppositori. Così
il poeta sud-coreano Park Ky Pyong condannato all'ergastolo per
"pensiero anarchico". In Iran sono stati centinaia gli
intellettuali uccisi, sepolti in fosse comuni insieme a altri
prigionieri politici, solo per aver scritto un articolo o
manifestato proprie opinioni: così Amir Nikaiin, Monucheher
Bezhadi, Djavad Misani, Abutorab Bagherzadeh, e poco prima di
questi Said Soltanpour e Rahman Hatefi. La scrittrice Fahimeh
Farsaie dopo aver passato 18 mesi nelle carceri di Teheran per
aver scritto un romanzo "critico", dal 1982 è costretta a vivere
in esilio a Berlin. La maggior parte di questi casi sono
sistematicamente ignorati dalla "pubblica opinione". Ciò di cui
ci si interessa a questo livello continua a essere quello che il
sistema di propaganda occidentale permette che sia diffuso, ad
uso di propaganda. E' in caso doppiamente tragico di Salman
Rushdie, condannato a morte per "apostasia" dal regime
fondamentalista di Iran: il caso di Rushdie divenne notis simo,
al contrario della serie notevole di scrittori e intellet tuali
perseguitati e uccisi da altri regimi, prendendo il posto a
livello pubblicistico dei "dissidenti sovietici" che periodica
mente si riaffacciava nei decenni precedenti sui mass-media
occidentali.
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Per la realizzazione di questa pagina
ringraziamo il sito "ANTENATI " per averci
concesso l'autorizzazione
alla gratuita pubblicazione.

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