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Alcuni anni fa la Casa Editrice
Argo di Lecce e don Ilario, priore del monastero Santa Maria della Consolazione
di Martano (Lecce), mi proposero di curare la pubblicazione dei vocaboli
e della fraseologia grecosalentina raccolti nei primi anni '30 del secolo
scorso dal frate cistercense don Mauro Cassoni, per pubblicare un vocabolario
grecosalentino - italiano.
Come è noto, tutti i manoscritti in dialetto greco salentino, che sono stati raccolti nel Salento, sono stati redatti con l'alfabeto latino e con tale alfabeto sono stati poi pubblicati. Quando viveva il Cassoni, non esisteva un vocabolario grecosalentino- italiano con etimologia greca. Vi era soltanto l'Etymologisches Woerterbuch der unteritalienischen Graezitaet e la sua seconda edizione dal titolo latino Lexicon Graecanicum Italiae Inferioris del glottologo tedesco Gerhard Rohlfs. Per utilizzare queste opere il lettore avrebbe dovuto conoscere almeno tre lingue: l'italiana, la greca e la tedesca. Invece il Cassoni si proponeva di creare semplicemente un vocabolario per coloro che vivono nel nostro territorio, cioè nella Grec™a Salentina. Quando, iniziando il mio lavoro, cominciai ad esaminare ogni vocabolo, notai che a molte ypsilon greche corrispondeva la pronuncia "u" nel nostro greco del Salento. L'editore della società Argo, il mio vecchio amico e collega Gianni Schilardi, aveva scelto me come curatore dell'opera, sapendo che per parecchi anni avevo collaborato con Gerhard Rohlfs, il quale per 60 anni aveva condotto ricerche sui dialetti greci dell'Italia Meridionale, e con il professore greco Anastasios Karanastasis che aveva realizzato per l'Accademia di Atene e per i grecofoni d'Italia un imponente vocabolario in 5 grossi volumi. Svolgendo il mio lavoro, mi resi conto, insieme all'amico Schilardi, che nessuno dei due importanti studiosi citati aveva rilevato il fenomeno della ypsilon diventata "u" nel nostro dialetto greco. Per essere più sicuro mi rilessi le note opere del Rohlfs "Scavi linguistici nell'antica Magna Grecia" e "Nuovi scavi linguistici nell'antica Magna Grecia". Nella seconda delle due opere vi è un capitolo dedicato agli arcaismi dei nostri dialetti greci, ma non risulta che tale fenomeno sia stato.rilevato neppure dai glottologi greci Hatsidakis, Karatzàs e Kapsomenos, consultati dal Rohlfs, al quale un simile dettaglio non sarebbe certamente sfuggito. Le mie conoscenze di lingua e letteratura greca dell'epoca classica si limitano ai programmi studiati quando ero studente di liceo, e non mi permettono di fare oggi ricerche in settori del sapere a me poco noti. Comunque, i vocaboli greco salentini in cui appare il suono vocalico "ou" al posto della vocale "y" presente nel greco classico e/o moderno sono: esouv-esuv, fsounnwv-xupnwv, kiouvrh-kuvrh", kiouriakhv-kuriakhv, krousavfi-crusavfi, koutrouvpi-cuvtra, ciouvnnomai-cuvnw, kouvtouma-kotuvli, dzoumavri, zumavri, giourevw-gureuvw, giourivdzw-gurivzw, giounnwv-gumnov", louriavdzw-luriavzw, moukavdzw-mukwvmai, mouvla-muvlh, moustavki-muvstax, pitsoulivzw-pitulivzw, soukaiva-sukia, spourivda-spurivda, trouvmpa-tuvmbra. Come avrei potuto spiegare questo arcaismo che si aggiunge ai molti altri segnalati dagli studiosi sostenitori dell'origine magnogreca del nostro griko? Per trovare una soluzione ho fatto un viaggio nel nostro remoto passato e qualcosa ho trovato. Negli anni in cui ero studente del primo anno di liceo avevo appreso che la prima opera letteraria che gli antichi Romani conobbero fu la traduzione in lingua latina dell'Odissea di Omero, eseguita nella metà del IIIG secolo a. Cr. da Livio Andronico, greco di Taranto, condotto a Roma come prigioniero di guerra. Di quest'opera si è salvato soltanto il titolo Odoùsia, corrispondente foneticamente al greco Odysseia (pronuncia Odùsia). Questo dato, sia detto per inciso, ci permette di constatare che l'evoluzione fonetica dal greco antico al moderno, conosciuta come pronuncia reuchliniana, iniziata quanto meno fin dal IVG secolo a. Cr., era nota ai Greci di Taranto che risiedevano nel Salento dalla seconda metà dell'VIIIG secolo a. Cr., quando questa città fu fondata. Scrive Ettore Paratore, uno dei più illustri latinisti italiani, che Andronico non era un semplice traduttore (aveva scritto in latino anche 8 tragedie, attenendosi ad archetipi greci e valendosi della grande tradizione della letteratura greca), ed era, in poche parole, un uomo non solo colto, ma anche un grammatico che guardava con grande attenzione ai fenomeni della lingua e della forma letteraria. Un'altra personalità, più importante di quella di Andronico, ci presenta Quinto Ennio che nacque a Rudiae, presso Lecce, nel 239 a. Cr. Egli sosteneva di possedere tre anime perché conosceva tre lingue: la messapica, la greca e la latina. Soldato nell'esercito romano fu condotto a Roma da Marco Porcio Catone il censore, il quale aveva avuto modo di apprezzare le sue straordinarie capacità letterarie. Cornelio Nepote scrive nella biografia di Catone il Vecchio che egli considerava l'aver condotto a Roma Quinto Ennio un merito maggiore del trionfo che gli era stato decretato dal Senato romano per la sua vittoria nella spedizione contro i Sardi. Quinto Ennio, infatti, compose a Roma il poema Annales in 30.000 esametri ripartiti in 18 canti che descrivono la storia di Roma dalla sua fondazione nel 753 a. Cr. fino alla fine del IIIG secolo a. Cr. Di quest'opera imponente si sono salvati solo 600 esametri citati dai grammatici latini dell'età argentea per sottolineare gli arcaismi della lingua latina. A Quinto Ennio, che eccelse anche come autore di teatro, vengono attribuite anche 19 tragedie e 8 commedie. Tutte queste opere hanno argomento greco, come ci attestano i loro titoli (Achilles Aristarchi, dal nome di Aristarco di Tegea, poeta tragico del VG secolo a. Cr., dal quale aveva tolto l'argomento della tragedia, Aias, Alcumeo, Alexander Paris, Andromacha aichmalotis (cioè prigioniera), Andromeda, Athamas, Cresphon, Erechtheus, Hectoris lutra (anche nel vocabolo "lutra", corrispondente al greco luvtra, cioè il riscatto pagato da Priamo ad Achille per ottenere la restituzione del cadavere di Ettore, constatiamo che la ypsilon à diventata "u") Hecuba, Iphigenia, Medea exul, Melanippa, Nemea, Phoenix, Telamo, Telephus, Tyestes). Solo per pura curiosità cito un verso di Ennio che si caratterizza per il fenomeno dell'allitterazione: O Tite, tute Tati, tibi tanta, turanne, tulisti? Anche qui si presenta nella parola "turanne", corrispondente al greco "tyranne", il fenomeno della ypsilon diventata "u". Figlio di una sorella di Ennio fu Marco Pacuvio, il quale nacque a Brindisi nel 220 a. Cr. Il Paratore afferma che il nome Pacuvio è osco perché suo padre era osco, cioè italico autoctono. Se ci‰ fosse vero, Pacuvio non avrebbe avuto tre anime, come suo zio Ennio, ma quattro. A me il suo nome sembra greco, cioè Pacuvbio" che con la pronuncia "u" della ypsilon e quella "v" della "b" divent‰ Pacuvio. Scrisse satire, delle quali non abbiamo traccia, i cui titoli sono di origine greca: Antiopa, Armorum iudicium (cioè la disputa per le armi di Achille), Atalanta, Chryses, Doulorestes, Hermiona, Iliona, Medus, Niptra, Pentheus, Teucer. Scrive il Paratore che Eschilo, Sofocle ed Euripide erano i suoi ispiratori. Un altro storico della letteratura latina, il Ronconi, riferisce che Pacuvio era anche pittore. Plinio il Vecchio afferma che ai si suoi tempi ( IG secolo dopo Cristo) esisteva un suo dipinto murale nel Foro Boario in Roma. Le poche notizie che cito intorno ai fondatori della letteratura latina, ci danno, spero, un'idea dell'ambiente culturale esistente nel Salento nel IIIG secolo a. Cr.. Non esiste alcun dubbio sulla grecità del tarantino Livio Andronico, ma per i messapii Quinto Ennio e Marco Pacuvio, i ricercatori italiani sono proprio sicuri che si trattasse di oschi dell'Italia meridionale o, tuttalpiù, di Illiri che sarebbero venuti nel Salento dalla riva orientale dell'Adriatico? Io non credo che in Albania e nei territori circostanti vivessero uomini tanto colti da conoscere bene il latino ed il greco e sono andato a spulciare nei testi degli antichi storici greci. Vediamo cosa scrive Erodoto sui Messapi nel libro VII, capitolo 170. Il padre della soria ci dice che tutti i Cretesi che erano andati con grande flotta ed esercito in Sicilia per vendicarsi della morte di Minosse, non avevano potuto espugnare la città in cui era stato ucciso e dopo 5 anni di inutile assedio decisero di tornare a Creta. Colti da una tremenda tempesta che aveva distrutto le loro navi, furono costretti a restare nel Salento e fondarono la città di Yria ed altre 12 città.. Scrive, inoltre, Erodoto che da Cretesi erano diventati Messapi e da isolani erano diventati continentali, cioè abitanti del Salento. Sui Messapi sono state rinvenute centinaia di epigrafi incise nell'alfabeto dorico usato dai Tarantini, ma scritte in una lingua sconosciuta. Nella "Storia di Creta" di Teoharis Detorakis alla pagina 48 ho letto che a Prais‰ e a Driro (siti archeologici cretesi) sono state rinvenute epigrafi databili tra il VIG e il IIIG secolo a. Cr. incise in caratteri dorici, ma in una lingua sconosciuta. Si ritiene, inoltre, che gran parte della popolazione cretese abbandon‰ l'isola ed emigr‰ nelle isole dell'Egeo, sulle coste dell'Asia Minore e perfino in Italia. Costoro erano i famosi Ete‰criti, cioè gli antichi Cretesi. Credo che valga la pena mettere a confronto le epigrafi dei Messapi con quelle di Prais‰ e di Driro. Strabone, che visse nell'epoca di Ottaviano Augusto, 5 secoli dopo Erodoto, scrive che gli abitanti del Salento, cioè della Messapia, credevano che i loro antenati fossero i Cretesi. Il padre della geografia cita i nomi di alcune delle 12 città che Erodoto non ha riferito. Strabone riporta il nome Yr™a, ma scrive Our™a, sostituendo il suono "u" alla ypsilon, ma questa è la stessa città che noi chiamiamo Oria. Le altre città sono Ydrous, Loupiae, Rudiae e Vereto. Ydrous è il nome del fiumicello che riforniva di acqua gli abitanti della città che assumendo successivamente la forma dell'accusativo si chiam‰ Ydrunta. Oggi si chiama Otranto, ma noi Griki la chiamiamo Derent‰ perché in epoca bizantina era detta in greco Ydrent‰. Il capitano Black, cioè il poeta dialettale leccese De Dominicis, afferma che "Lecce nu b'era nienti nfacce a Utrantu". Loupiae è l'antichissimo nome preromano della città di Lecce. Noi Griki la chiamiamo Luppiu e Luppioti i suoi abitanti. Probabilmente assunse il nome Lecce in epoca medioevale. Rudie, a pochi chilometri da Lecce, fu la patria del grandissimo poeta Quinto Ennio. Di Vereto abbiamo soltanto il nome. Probabilmente era situata nei pressi di Leuca. Dei Messapi si occupò anche Tucidide, il quale scrive nel VIIG libro, capitolo XXXIIIG, cpv. 3 che gli ammiragli ateniesi Demostene ed Eurimedonte guidando nel 413 a. Cr. flotta ed esercito verso Siracusa si fermarono per rifornimenti nel Salento. Li accolse il dinasta Artas, rinnovarono un'antica amicizia tra Ateniesi e Messapi e quando partirono per la loro destinazione condussero anche 180 Messapi lanciatori di giavellotti che sarebbero stati preziosi nelle battaglie navali. Forse l'inimicizia dei Messapi contro i Dori di Taranto si spiega con l'origine cretese dei Messapi. Infatti nel 473 a. Cr. ebbe luogo una sanguinosa battaglia tra Tarantini e Messapi sotto le mura di Manduria, città messapica. I Reggini, alleati dei Tarantini, vi perdettero 3000 soldati, mentre il numero dei Tarantini caduti in battaglia fu incalcolabile. Inoltre racconta una leggenda che Idomeneo, re di di Creta e nipote di Giove, quando ritorn‰ dalla guerra di Troia e i Cretesi lo cacciarono, trov‰ rifugio nel Salento. E' noto che le leggende non hanno valore storico, ma testimoniano talvolta l'opinione degli antichi. Un altro tema che mi tormenta sono le rassomoglianze in cui mi imbatto quando parlo in greco con i Cretesi e ascolto la pronuncia palatale (ce, ci)delle sillabe kai, ki che è uguale nel nostro griko oppure leggo il poema "Erot‰kritos" del cretese Vikentios Kornaros e vedo il genitivo plurale dell'articolo twn che a Creta e nel greco salentino è invece tw" come accade nel nostro griko. Quando a Creta guardo la faccia della gente, vedo gli stessi visi che incontro ogni giorno qui nel Salento e credo che nostri lontani antenati siano stati gli Ete‰criti, cioè gli antichissimi Cretesi che si stabilirono da noi dopo la catastrofe del vulcano di Santorino che esplose circa 1500 anni prima della nascita di Cristo. Due o tre anni fa, una sera, nel terzo programma della Rai, vidi il professore Cosimo Pagliara, archeologo dell'Università di Lecce, che annunciava di aver trovato durante gli scavi condotti a Roca in agro di Melendugno una stele in cui è incisa un'epigrafe trilingue in messapico, greco e latino. Quando saranno terminati gli studi sulla preziosissima stele, si risolverà una volta per sempre ( e per tutti) il mistero della lingua messapica e delle nostre più remote origini?
Prin liga crovnia h ekdotikhv etairiva Argw apov to Levtse kai o nton Ilavrio, hgouvmeno" tou monasthrivou Santa Mariva della Konsolatziovne apov to Martavno (Letse), mou empisteuqhkan thn epimevleia tou glwssikou gkrivvkou ulikou pouv eivce mazevyei prin 75 crovnia o kalovgero" Mavouro Kasssvni gia na dhmosievyei evna lexikov th" ellhnikhv" dialevktou tou Salevntou, allav to lexikov den eivce dhmosieuteiv gia oikonomikouv" lovgou".
epibebaivwna ovti pollav ellhnikav uvyilon profevrontai san ouv sthn ellhnikhv ma" diavlekto. O ekdovth" th" etairiva" Avrgw, o kuvrio" Giavnnh" Skulavrdh" apov to Levtse, eivce dialevxei emevna gia thn epimevleia tou lexikouv tou Kassovni giativ eivca sunergasteiv merikav crovnia me ton Gevrcarnt Rwvlf", pou melevthse gia 60 crovnia thn glwvssa ma", kai me ton Anastavsio Karanastavsh, pou ma" evkane dwvro tou" 5 tovmou'" tou megavlou lexikouv tou twn ellhnikwvn dialevktwn th" kavtw Italiva". Kavnonta" th douleiav mou, qhmhvqvhka ovti kanevna" apov tou" duov spoudaivou" episthvmone" eivvvvce shmeiowvvsei tevtoio fainovmeno gia thn dikhv ma" diavlekto. Na eivmai piov sivgouro" xanadiavbasa ta evrga tou Rwlf" Scavi linguistici nell'antica Magna Grecia kai Nuovi scavi linguistici nell'antica Magna Grecia. Sto teleutaivo apov ta duov spoudaiva evrga upavrcei evna kefavlaio afierwmevnov stou" arcai'smouv" twn dialevtwn ma", allav den shmeiwvnei to fainovmeno th" proforav" tou uvyilon san 'ou '. Gravfei epivsh" ovti eivce melethvsei ta evrga twn Catzidavkh, Karatzav kai Kayomevnou pou evcoun endiaferqeiv gia tou" arcai'smouv" sti" dialektouv" ma" kai, nomivzw, den evcoun vgravyei tivpota gia to fainovmeno pou me endiafevrei. Eivmai sivgouro" ovti o Rovlf" den qa eivce xecavsei tevtoia leptomevreia. Oi dikev" mou gnwvsei" gia thn arcava ellhnikhv glwsvsa kai logotecniva eivnai periorismevne" sta crovnia pou hvmoun maqhthv" lukeivou kai den mou epitrevpoun na skalivsw se xevna gia mevna cwravfia na brwv miva luvsh sto provblhmav mou;.
Sta crovnia pou hvmoun maqhthv" sthn prwvth tavxh tou luvkeiou eivca mavqei ovti to prwvto logotecnikov evrgo pou oi Rwmaivoi diavbasan hvtan h latinikhv metavfrash th" Oduvsseia" tou Omhvrou kai authv th douliav thn eivce kavnei sto trivto aiwvna pro Crhstouv o Evllhna" Livbio" Androvniko" Tarentinov" aicmavlowto" sth Rwvmh. Autouv tou evrgou o tivtlo" hvtan ODOUSIA, dhladhv metafravzonta" ton tivtlo sta latinika,v o Androvnikov" crhsimopoivhse thn ellhnikhv proforav, allav to evgraye me latinikov alfavbhto Odousia.
v. An autov eivnai alhvqeia o Pakouvbio" den eivce trei" yucev", ovpw" o qeivo" tou o Evnnio", allav tevsserei". Emevna to ovnomav tou mou faivnetai ellhnikov, dhladhv Pacuvbio" kai me thn proforav tou uvyilon san ou evgine Pacouvbio". Evgraye savture", twn opoivwn den evcoume ivcnh, kai tragwdive" pou oi tivtloi tou" eivnai ellhnikhv" katagwhv" Antiopa, Armorum iudicium (dhladhv h filoneikiva gia ta ovpla tou Acilleva) , Atalanta, Chryses, Doulorestes, Hermiona, Iliona, Medus, Niptra, Pentheus, Teucerv. Gravfei o Paratovre ovti o Escivlo", o Sofoklhv" kai o Euriphvdh" hvtan oi dikoiv tou empneustev". Avllo" istoriogravfo" th" latinikhv" logotecniva", o Ronkovni, anafevrei ovti o Pakouvbio" hvtan kai zwogravfo". O Plivnio" o Gevro" epibebaiwvnei ovti sthn epochv tou (prwvto aiwvna metav Crhstouv) uphvrce diko"v tou zwgrafismevno" teivco" sto Fovro Mpoavrio th" Rwvmh"?. Oi livge" eidivsei" pou anafevrw gia tou" idrutev" th" latinikhv" logotecniva" ma" divnoun, elpivzw, miva ideva gia to politistikov peribavllon pou kuriarcouvse sto Salevnto sto trivto aiwvna pro Crhstouv.
Oi Louvpivai eivnai to panarcaivo ovnoma tou Levtse. Kai oi Rwmaivoi to evlegan Louvpia" Emeiv" sta grivka ma" to levme Louppivou kai Louppiovtou" levme tou" katoivkou" tou. Phvre to ovnoma Levtse se mesaiwnikhv epochv.
PROF. SALVATORE SICURO |
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