La presa di coscienza
della propria IDENTITA’ (culturale, sociale, politica e - se vogliamo
- etnica) per un popolo (ma anche per un gruppo qualsiasi di persone
o per un singolo individuo) si basa su tre fondamenti, su cui non è
possibile avere dubbi o incertezze:
1. il proprio nome (chi
siamo?)
2. la propria storia
(donde veniamo?)
3. la propria lingua
(come ci esprimiamo?)
1. “Imesta grìki
ce milùme grìka” [e?µesta G????? ?a?, tsa?,
µ????µe G???a] dicevano e dicono i depositari della nostra
cultura più autentica rimastaci, la cultura popolare. Ciò,
poiché la cultura dotta greco-salentina è esistita ed
ha avuto una grandissima importanza anche per la formazione della cultura
umanistica italiana, ma - ormai da secoli - è morta, è
stata affossata dagli attacchi controriformisti prima e pseudo-patriottici
poi.
“Imesta grìki” siamo greci “ce milùme
grìka” e parliamo greco. Sì, poiché i termini
“grìko” (sostantivo o aggettivo) e “grìka”
(avverbio) significano in italiano greco, il primo, ed in modo greco,
il secondo. Questi termini, come è noto, derivano dal nome di
un’antica popolazione della Grecia che, al tempo della conquista
romana, diede il proprio nome a tutto il territorio conquistato dalle
legioni romane. Ma Graecia capta ferum victòrem cepit (la Grecia
conquistata conquistò il fiero vincitore), la Grecia, civilissima
e colta, conquistò Roma intellettualmente e culturalmente: è
nota infatti la grandissima considerazione che i Romani ebbero per la
cultura e la civiltà greca, e l’influenza determinante
che questa cultura e civiltà ebbe sulla formazione e sulla nascita
della letteratura latina, soprattutto ad opera di ITALO-GRECI come il
tarantino ANDRONICO o il rudino ENNIO, che possiamo considerare i padri
della letteratura latina e che provenivano proprio dal Salento, dall’antica
Calabria.
“Imesta grìki” siamo greci. Come mai nella nostra
lingua popolare si usa questo termine e non il termine usato dai greci
per indicare sé stessi? Come mai non diciamo “ìmesta
èllines ke milàme ellinikà” [e?µesta
??????e? ?a? µ???µe ????????]? Evidentemente abbiamo un’identità
culturale diversa e parliamo una lingua che non è del tutto simile
a quella che si parla in Grecia (una lingua, cioè, con caratteristiche
fonetiche, sintattiche e lessicali diverse da quelle del greco moderno).
2. Ma soprattutto perché abbiamo una STORIA diversa (anche se
ha una matrice comune) rispetto a quella che ha il popolo greco attuale.
La nostra storia si interseca fin dalle più remote origini con
quella della Madrepatria. Gli stessi Messapi, si pensa, hanno avuto
origini cretesi, minoiche.
La presenza micenea
è attestata da ritrovamenti archeologici nel nostro territorio.
Per non parlare delle frequentazioni continue e dei contatti che gli
ITALO-GRECI hanno avuto di continuo con la Madrepatria in Età
Classica. Gli ITALO-GRECI si sentivano GRECI in tutto e per tutto: partecipavano
alle Olimpiadi, erigevano monumenti presso i vari santuari e luoghi
di culto della Grecia, come tutte le altre popolazioni di origine ellenica,
ma non sono stati mai dipendenti POLITICAMENTE, MILITARMENTE o ECONOMICAMENTE
dalla Madrepatria. Esisteva soltanto un legame culturale, una consapevolezza
di avere un’origine comune, nulla più.
La storia delle nostre comunità, pur avendo una chiara ed indiscutibile
connotazione culturale, ha proceduto sempre in modo libero, autonomo,
indipendente da quella della Madrepatria greca, confluendo semmai a
COSTITUIRE ed a COSTRUIRE, con il suo contributo, quella che diventerà
poi la ricca e variegata identità culturale ITALIANA.
Abbiamo accennato prima
alla nostra CULTURA DOTTA:
nel Medioevo, infatti, durante quegli anni che, convenzionalmente, nel
resto dell’Europa, vengono definiti “s e c o l i b u i”,
nel Salento, in Terra d’Otranto, non periferia ma centro vitale,
cerniera di raccordo, canale di scambio culturale fra ORIENTE ed OCCIDENTE,
fiorivano centri di cultura e scuole di formazione e di trasmissione
del sapere gestite dal clero ITALO-GRECO, dai monaci BASILIANI (che
mai avevano conosciuto lo scempio dello SCISMA, essendo in comunione
ed in perfetta unità sia con ROMA, da cui dipendevano direttamente
essendo in Italia, sia con COSTANTINOPOLI, da cui mai si erano staccati
definitivamente).
I centri di San Nicola di Càsole ad Otranto, dell’abbazia
di San Zaccaria a Sternatia, solo per fare alcuni esempi, erano noti,
non solo nel ristretto ambito territoriale salentino, ma in tutta Europa,
per la ricchezza delle biblioteche che in essi si trovavano (essendo
questi anche centri di copiatura e riproduzione libraria del vastissimo
patrimonio culturale greco, sia sacro che profano) e per la grande lezione
di civiltà e di cultura che in essi veniva impartita.
Da tutta l’EUROPA e da tutta l’area MEDITERRANEA accorrevano
nella nostra Terra studenti, studiosi, clerici vagantes, mossi dal desiderio
di studiare e di apprendere la lingua, la civiltà e la letteratura
GRECA che in questi centri veniva insegnata.
3. LA LINGUA GRECA veniva
proposta anche in accurate e meticolose grammatiche scritte in greco
per i greci (del Salento e non) e per tutti coloro che amavano questa
lingua e che desideravano apprenderla. SCRITTE IN GRECO CON I CARATTERI
GRECI (con i segni, cioè, che contraddistinguono l’alfabeto
greco) e questo mi preme sottolinearlo!
In seguito alla CONTRORIFORMA (e ad una lunga serie di vicissitudini
negative, a volte fortuite, a volte provocate ad hoc da chi voleva cancellare
ogni traccia di civiltà e di cultura greca dai nostri territori)
è stata praticata una sorta di damnatio memoriae ai danni della
nostra identità, tanto da affossare ogni elemento, cancellare
ogni traccia, spazzar via ogni ricordo che potesse far venire alla mente
quelle che erano state le nostre più autentiche origini. Il RITO
LATINO soppiantò in tutto e per tutto (o quasi) il RITO GRECO
(quello che è sopravvissuto fino ai nostri giorni del Rito Greco
nel Salento hanno pensato altri –e ci stanno ancora pensando-
ad insidiarlo: ma questa è un’altra storia), la CULTURA
LATINA, prima, ed ITALIANA, poi, soppiantò del tutto e si sostituì
con prepotenza a quella GRECA, tanto da non lasciare traccia, ricordo
alcuno, di quella che era stata la nostra identità e la nostra
cultura neanche in noi stessi. Molti salentini infatti considerano il
mondo greco come un mondo diverso, lontano, appartenente ad un’altra
dimensione (sia in campo culturale che in campo artistico, storico o
sociale), mentre ignorano di affondare le proprie radici proprio in
quel ricchissimo humus storico e culturale.
E veniamo a noi! Gli stessi ITALO-GRECI del Salento (o greco-salentini
che dir si voglia) quando, in tempi relativamente recenti, hanno ripreso
a scrivere, a studiare, a catalogare il materiale culturale che li riguardava,
hanno usato le regole fonetiche, grammaticali, gli stessi segni grafici
di quella lingua che era stata loro imposta dalla cultura dominante:
LATINA, prima, ed ITALIANA, poi.
Il ricordo delle scuole di grammatica e di retorica greca salentina
di un tempo era completamente svanito, per lunghi secoli la nostra lingua
greca ci è stata trasmessa solo ORALMENTE, da una classe sociale
che non era quella dotta, esponendo la lingua stessa a varie contaminazioni
tardo-latine, italiane, spagnole, francesi, contaminazioni che hanno
però contribuito a CARATTERIZZARE ed a CONTRADDISTINGUERE la
nostra lingua ed a farle assumere quelle particolari caratteristiche
ed aspetti che ha oggi e che sono carichi di secoli di storia, della
NOSTRA STORIA. Tutto ciò ha reso UNICA E PARTICOLARE la LINGUA
GRECO-SALENTINA.
-Ecco perché
è sbagliato –a mio avviso- cercare di cambiare tutti quei
termini di origine “romanza” presenti nel “grìko”
sostituendoli sic et simpliciter con termini presi in prestito dal greco
che oggi si parla in Grecia (ed a noi del tutto estranei anche e soprattutto
nel modo in cui vengono pronunciati).
Così facendo non si fa altro che snaturare la nostra lingua,
togliendole da dosso quella patina di storia e di civiltà che
è la sua e che la caratterizza.
Il GRECO MODERNO della GRECIA è una lingua sorella del GRECO
SALENTINO (o, se vogliamo, dell’ITALO-GRECO); derivano ambedue
dall’ANTICO GRECO, dal GRECO MEDIEVALE BIZANTINO per poi differenziarsi,
prendere due strade diverse, ricostituirsi nelle due moderne lingue
popolari con storia e caratteristiche a volte simili, a volte molto
diverse tra loro.
-Ecco perché è sbagliato cercare di creare un’alfabetizzazione
di massa insegnando a tappeto e facendo imparare a schiere di scolari,
ignari di tutto, le regole della lingua e della pronuncia del GRECO
MODERNO.
Così facendo non si fa altro che creare caos, confondere le idee
in coloro i quali invece avrebbero il diritto di conoscere bene e di
imparare le regole della propria lingua: IL GRECO SALENTINO!
Il NEOGRECO è per noi una bellissima lingua straniera che vale
la pena di imparare, perché molto simile alla nostra, ma che
deve rimanere tale: UNA LINGUA STRANIERA sorella della nostra (come
il FRANCESE o lo SPAGNOLO lo sono per l’ITALIANO).
-Ecco perché è giusto creare nella nostra zona i presupposti
per l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado del GRECO
SALENTINO.
Bisogna tener presente, però, che il momento attuale è
un momento molto delicato:
a. Quale greco salentino
insegnare ai nostri ragazzi?
E’ nota, infatti la differenziazione locale, se pur lieve, che
esiste tra le diverse parlate del “griko” nei diversi Centri
greci del Salento.
b. Qual è il
modo giusto e corretto di presentare questa lingua alle giovani generazioni?
c. Qual è il codice linguistico da adottare?
Alla prima di queste
domande aveva già dato –indirettamente- una risposta il
sommo poeta Dante Alighieri, padre della lingua italiana, quando, tra
il 1304 ed il 1305 scrisse il “De vulgari eloquentia” in
lingua latina, ma che aveva come argomento il volgare (popolare) italiano
che andava sempre di più affermandosi come lingua letteraria
e non solo come lingua parlata dal popolo.
Anche allora c’era il problema della scelta del tipo di volgare
da adottare e da eleggere alla dignità di lingua colta e da tutti
accettata come degna di rappresentare la lingua italiana comune. Il
volgare fiorentino, infatti, era diverso dal volgare lucchese o aretino
(per non parlare del volgare siciliano usato a Palermo nella Corte di
Federico II di Svevia da lui stesso e dai poeti della Scuola Poetica
Siciliana).
Quale volgare scegliere?
Dante ci dice che il poeta, lo scrittore, l’uomo di cultura doveva
sforzarsi di adottare un volgare illustre, cardinale, aulico e curiale,
cioè un tipo di linguaggio purificato da tutte le imperfezioni
e le sfumature locali delle singole parlate particolari e tendere alla
creazione di un volgare cardinale, ai cardini cioè di quella
macchina sulla quale ruotavano le singole parlate locali, aulico e curiale,
degno di essere adottato nei luoghi più alti e nelle situazioni
più importanti del vivere sociale, nella Corte (????) dell’Imperatore
e nella Curia pontificia.
Anche per il “grìko” dovremmo usare un criterio analogo.
Quanti di noi si occupano di esso dovrebbero, per quanto possibile,
cercare di svincolarsi dai particolarismi localistici e tendere all’utilizzo
di una forma quanto più vicina al modello ideale (cercando però
di evitare, nel modo più assoluto, di snaturare la particolare
caratteristica di questo idioma introducendo termini o costrutti sintattici
che non gli appartengono). L’uomo di cultura greco-salentino non
deve limitarsi a riproporre esclusivamente quanto appartiene già
al patrimonio culturale “grìko” (cosa, questa, di
fondamentale importanza –quando fatta nei modi corretti- per avere
un esempio diretto ed una fonte di prima mano alla quale rifarsi) ma
deve anche e soprattutto esprimersi egli stesso in questa lingua e proporre,
nel modo corretto, testi letterari nuovi ed attuali in questa lingua.
Veniamo ora a dare una
risposta alle altre domande che ci eravamo posti poco fa:
In che modo presentare
questa lingua?
Quale codice linguistico adottare?
A queste domande non
dovrebbe essere difficile dare una risposta:
Trattandosi di una lingua greca ed essendo già stata in uso in
queste regioni, anche a livello letterario, nei secoli passati la lingua
greca, il codice linguistico fonetico, morfologico, sintattico ed alfabetico
da adottare dovrebbe essere quello GRECO, adattato però alle
caratteristiche particolari del greco-salentino che lo contraddistinguono.
Molti potrebbero obiettare che ormai ben pochi conoscono le regole fonetiche
e le forme dell’alfabeto greco, che resterebbe sconosciuto ai
più. Ma proprio per questo si sta tentando di creare una classe
docente di divulgatori dei principi di questa lingua ed è molto
importante partire col piede giusto per far sì che le nuove generazioni
possano prendere pienamente coscienza ed apprezzare appieno le qualità
e la ricchezza della nostra cultura, anche se questo potrà richiedere
un impegno maggiore ed uno sforzo non indifferente a livello intellettuale
ed organizzativo, ma i risultati e le gratificazioni che si otterranno,
sicuramente ricompenseranno quanti si vorranno dedicare con passione
allo studio della nostra lingua ed alla riscoperta delle nostre radici,
impegno che non deve rappresentare una sterile riesumazione del passato
ma deve costituire una forte presa di coscienza della propria identità
per una cosciente costruzione del proprio FUTURO.
Giorgio Leonardo FILIERI
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